Roberto Curci Blog

Risorse per Internet Geeks

Archive for novembre, 2007

Nel 1986 i Newsgroup creati da due studenti dell’Università del Nord Carolina migliorano enormemente grazie all’utilizzo del protocollo NNTP, che usufruisce del protocollo tcp/ip; i Newsgroup sono gruppi di discussione elettronica fra diverse persone che condividono interessi in comune.
Nel 1985 nasce la prima comunità virtuale, Well (Whole Earth Lectronic Link), e nel 1988 cominciano le prove di terrorismo sulla rete (creazione di virus che danneggiano il sistema): alla fine del 1988 la prima infezione colpisce il 10% dei 60000 computer collegati alla rete. A seguito di ciò viene istituito il CERT (Computer Emergency Response Team), con il compito di controllare l’intromissione di virus informatici nella rete; nel 1988 nasce anche IRC (Internet Relay Chat), la prima chat che consente agli utenti di chiacchierare tra loro in diretta.
Gli anni ottanta, dopo il boom dei servizi offerti dalla rete, si chiudono con un evento memorabile, che se ne trascina dietro un altro: cade il Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda fra USA e URSS, e conseguentemente muore anche ARPANET. Nello stesso anno della morte di ARPANET, Peter Deutsch e la sua equipe danno vita al software ARCHIE, che permette di sviscerare all’interno di grandi archivi per gestire il contenuto dei singoli siti a livello di FTP; ad ogni nome di file di tali archivi è infatti associata una serie di informazioni (data di memorizzazione, dimensione) automaticamente archiviate dal programma.

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Con l’utilizzo ufficiale del protocollo tcp/ip all’interno di Arpanet, la stessa Arpanet comincia a perdere progressivamente d’importanza; per questo motivo il Dipartimento della Difesa statunitense si convinse che per favorire la crescita del networking di suo interesse si doveva dividere la rete Arpanet in due separate sottoreti. Una di queste reti viene usata a scopi militari e collega prevalentemente siti all’interno degli Stati Uniti e solo eccezionalmente nel resto del mondo, la cosiddetta rete MILNET; la sezione della ricerca universitaria prende invece il nome di NSFnet (National Science Foundation Network), della quale fanno parte diversi enti di ricerca (Bolder, Carnegie Mellon University, University of Pittsburg).
Tale scissione fu sostenuta in modo da far sì che gli atenei potessero usufruire dei benefici di Internet nonostante non fossero a diretto contatto con enti militari; per questo motivo la NSF durante i primi anni ‘80 dà vita alla Csnet, che mette in contatto fra loro tutte le università americane.
Ovviamente il protocollo tcp/ip mette ancora in comunicazione le macchine sulla rete MILNET e quelle sulla rete NSFnet, anche se i nodi della rete militare sono protetti dal fatto di trovarsi all’interno di siti protetti più che in laboratori di ricerca; dunque se ci sono problemi sulla rete NSFnet la rete MILNET può essere disconnessa tagliando i collegamenti in un determinato numero di gateways che le collegano, i quali vengono creati per limitare le comunicazioni fra le due reti al semplice scambio di posta elettronica.

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I calcolatori, pur avendo sistemi operativi diversi, dovevano infatti “parlare” la stessa lingua, un esperanto informatico basato sul metodo del packet switching; tale idioma nasce informalmente nel 1973, grazie a Vinton Cerf (che in un’intervista rilasciata a Mediamente ne spiega le caratteristiche, vedere allegati) e Robert Kahn. I due ricercatori, diedero vita al progetto di realizzazione di una architettura di cooperazione tra reti (internetworking), in grado di collegare tra loro reti diverse basate su pacchetti di informazioni e macchine diverse collegate a reti diverse ma interconnesse.
Tale architettura si basa sul protocollo tcp/ip, del quale vennero realizzate quattro versioni nella seconda metà degli anni ‘70, negli anni ‘80 il protocollo aveva già un successo tale da “oscurare” lo standard dal quale derivava, l’ISO/OSI; la rivoluzione Internet prendeva sempre più piede, appoggiata anche dalle autorità e dalle imprese.
Principalmente, il protocollo tcp/ip è formato da due protocolli distinti che svolgono funzioni diverse nella trasmissione dei dati: il TCP gestisce l’organizzazione dei dati e il controllo della trasmissione di questi ultimi, poiché i dati da inviare sono troppo grandi ne ridimensiona la grandezza, li spezzetta in pacchetti più piccoli e li ricompone nel momento in cui arrivano al computer scelto. Compito del protocollo IP è invece quello di trasmettere i dati e di gestire il traffico fra i diversi computer collegati; tale protocollo, infatti, impacchetta i dati in uscita e li invia, scegliendo la strada migliore per l’invio. Altro compito assolto dal protocollo IP è l’invio dei dati ad un indirizzo esistente, utilizzando uno schema di “indirizzamento” dei computer collegati, basato su un sistema di indirizzi numerici. Infatti in Internet ogni sito logico è individuato da un solo indirizzo numerico, intellegibile da parte di un computer; l’indirizzo numerico è determinato da quattro campi separati tra loro da un punto, in cui ogni campo può assumere valori da 0 a 255 per un totale di 8 bit , per cui l’indirizzo completo del sito dà vita ad una parola di 32 bit (esempio: 113.175.64.1). L’indirizzo del sito assume diversi nomi, anche se più tecnicamente la prima parte corrisponde all’indirizzo della sottorete a cui il nodo appartiene, mentre la seconda parte individua i computer secondari di appartenenza fino ad arrivare al singolo computer. Tale modalità è efficiente ma non è molto semplice da memorizzare e perciò è stata affiancata da un altro metodo chiamato FQDN (Fully Qualified Domain Name), che si caratterizza con nomi simbolici tipo: sito.dominio. Il dominio cui appartiene il sito appare in modi diversi in relazione alle sottoreti alle quali ci si appoggia, per cui nelle sottoreti statunitensi si caratterizzano i domini in relazione alla loro tipologia di appartenenza mentre in Europa secondo la nazione di appartenenza del sito stesso.
Naturalmente ad ognuno di questi indirizzi simbolici (FQDN) è associato un indirizzo IP numerico nella forma xxx.xxx.xxx.xxx ma l’associazione tra le due codifiche non è compito dell’operatore bensì del sistema stesso; infatti la ‘tabella di transcodifica’ dei nomi simbolici in indirizzi numerici viene affidata ad uno o più nodi di sotto-rete chiamati name-server, distribuiti in modo conveniente all’interno della rete in modo tale da poter fornire in ogni momento e in tempo reale l’indirizzo numerico richiesto. Tutto questo avviene senza alcun coinvolgimento dell’utente.
Con l’utilizzo di questa codifica possiamo raggiungere un determinato sito e se vogliamo raggiungere uno specifico utente nel sito (esempio: vogliamo inviare un messaggio di posta elettronica) dobbiamo aggiungere all’indirizzo il codice identificativo del destinatario. L’indirizzo individuale si presenta perciò così: utente@indirizzoIP, oppure nel caso simbolico: utente@FQDN, otterremo così ad esempio: rossi@Ibm.com.
I vantaggi derivati dall’uso del protocollo tcp/ip sono relativi al fatto che esso ha assunto la status di open standard, in quanto chiunque può utilizzare le sue caratteristiche ed inoltre perché tale protocollo è indipendente dal modo in cui la rete alla quale si attacca è realizzata; esso infatti supporta una rete Ethernet, una linea telefonica o un cavo a fibre ottiche, integrando i diversi componenti hardware in un’unica soluzione.

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Negli anni ‘60 i computer già esistevano ma erano molto diversi da quelli che utilizziamo oggi. Innanzitutto non era ancora stata sviluppata la microelettronica: i calcolatori occupavano intere stanze. In secondo luogo i sistemi di stoccaggio informazioni erano delle grandi bobine di nastro magnetico. Inoltre non esisteva uno standard per il sistema operativo: ogni calcolatore aveva il proprio.

Nel 1961 l’unione sovietica continuò a svilupparsi nel campo spaziale, infatti portarono nello spazio il primo uomo (Yuri Gargarin). Gli Stati Uniti decisero allora di stanziare maggiori finanziamenti nella ricerca aereospaziale e costituirono la NASA, alla quale vennero trasferiti i capitali e le competenze di gestire i programmi spaziali. I risultati della NASA fruttarono in poco tempo dando vita alle missioni “Apollo”. L’ARPA allora trovò nella scienza dell’informazione e della telecomunicazione un nuovo oggetto di studio parallelo.

Nel 1969 nacque il primo risultato concreto del progetto, chiamato ARPAnet. Il suo obiettivo primario era di preservare la sicurezza dei dati in caso di guerra nucleare. Gli studiosi partendo dalla convinzione che l’unico modo per assicurare la continuità nelle comunicazioni era quello di partire da un nodo centrale la cui distruzione non avrebbe compromesso il funzionamento dell’intera rete.

Nacque così, una rete decentralizzata studiata in modo che ogni nodo potesse continuare ad elaborare e trasmettere dati qualora i nodi vicini fossero stati danneggiati.

Arpanet coinvolse inizialmente quattro “utenti” importanti: la UCLA (Università di Los Angeles) dotata di un Xerox DSX-7; la UCSB (Università di Santa Barbara) dotata di un IBM 360/75, l’Università dello UTAH che aveva un DEC PDP-10 e lo SRI (Stanford Research Institute) con il proprio XDS 940; ad ognuno fu consegnato un IMP “Interface Message Processor”, un computer dedicato alla gestione del traffico dati, prodotto dalla BBN (Bolt Beranek & Newman), la cui piattaforma di base era costituita da un elaboratore Honeywell 516 con una memoria centrale di “ben”12 K. I quattro nodi furono collegati tra loro attraverso circuiti a 50Kbps prodotti dalla AT&T.

Nuovi computer vengono collegati rapidamente ad ARPANET nel corso degli anni successivi mentre procede il lavoro di completamento di un protocollo completo Host-to-Host funzionale ed altri network software.

Nel dicembre del 1970 il Network Working Group (NWG) completa il protocollo iniziale Host-to-Host di ARPANET, chiamato Network Control Protocol (NCP). Dopo che i siti ARPANET sono stati completamente implementati con NCP nel periodo 1971-1972, gli utilizzatori della rete possono finalmente cominciare a sviluppare le applicazioni.

L’IMP concepito dalla BBN poteva collegarsi, al massimo, con 64 computer e una sola rete locale. Limiti che oggi farebbero tenerezza: oggi Internet ha milioni e milioni di utenti.

Arpanet ebbe successo fino ai primi anni ottanta quando il successo delle connessioni in rete fece proliferare i computer collegati rendendo indispensabile un rapido accordo per la loro interconnessione e la nascita di un protocollo per la trasmissione dati uguale per tutti e molto più elastico.

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Nel 1957 l’Unione Sovietica realizzò un importantissimo progetto spaziale: la messa in orbita dello Sputnik.

Lo Sputnik fu il primo satellite artificiale della storia, lanciato appunto per dimostrare la possibilità di costruire “satelliti” artificiali. Ciò significava un grave ritardo tecnologico da parte degli stati uniti.

Lo Sputnik

In risposta a questo evento l’amministrazione Eisenhower stimolò e finanziò la ricerca militare nel settore delle telecomunicazioni. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel 1958 diede vita all’ARPA (Advanced Research Projects Agency) con sede all’interno del Pentagono a Washington.

Il pentagono

Lo scopo dell’ARPA era quello di ristabilire il primato americano nelle scienze applicate in campo militare.

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Scelta del tema…

novembre 5, 2007 News Comments

Da poco ho iniziato ad avere a che fare con wordpress…

E sinceramente non immaginavo che la scelta del template si rivelasse così impegnativa…

forse ci siamo :D

Upadate: Ho deciso di modificare il tema di default di wordpress, per farne una mia edizione…

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