La storia di Internet - La nascita del protocollo TCP/IP
RobertoCurci | 19:01 | 5 Novembre 2007 | Internet
I calcolatori, pur avendo sistemi operativi diversi, dovevano infatti “parlare” la stessa lingua, un esperanto informatico basato sul metodo del packet switching; tale idioma nasce informalmente nel 1973, grazie a Vinton Cerf (che in un’intervista rilasciata a Mediamente ne spiega le caratteristiche, vedere allegati) e Robert Kahn. I due ricercatori, diedero vita al progetto di realizzazione di una architettura di cooperazione tra reti (internetworking), in grado di collegare tra loro reti diverse basate su pacchetti di informazioni e macchine diverse collegate a reti diverse ma interconnesse.
Tale architettura si basa sul protocollo tcp/ip, del quale vennero realizzate quattro versioni nella seconda metà degli anni ‘70, negli anni ‘80 il protocollo aveva già un successo tale da “oscurare” lo standard dal quale derivava, l’ISO/OSI; la rivoluzione Internet prendeva sempre più piede, appoggiata anche dalle autorità e dalle imprese.
Principalmente, il protocollo tcp/ip è formato da due protocolli distinti che svolgono funzioni diverse nella trasmissione dei dati: il TCP gestisce l’organizzazione dei dati e il controllo della trasmissione di questi ultimi, poiché i dati da inviare sono troppo grandi ne ridimensiona la grandezza, li spezzetta in pacchetti più piccoli e li ricompone nel momento in cui arrivano al computer scelto. Compito del protocollo IP è invece quello di trasmettere i dati e di gestire il traffico fra i diversi computer collegati; tale protocollo, infatti, impacchetta i dati in uscita e li invia, scegliendo la strada migliore per l’invio. Altro compito assolto dal protocollo IP è l’invio dei dati ad un indirizzo esistente, utilizzando uno schema di “indirizzamento” dei computer collegati, basato su un sistema di indirizzi numerici. Infatti in Internet ogni sito logico è individuato da un solo indirizzo numerico, intellegibile da parte di un computer; l’indirizzo numerico è determinato da quattro campi separati tra loro da un punto, in cui ogni campo può assumere valori da 0 a 255 per un totale di 8 bit , per cui l’indirizzo completo del sito dà vita ad una parola di 32 bit (esempio: 113.175.64.1). L’indirizzo del sito assume diversi nomi, anche se più tecnicamente la prima parte corrisponde all’indirizzo della sottorete a cui il nodo appartiene, mentre la seconda parte individua i computer secondari di appartenenza fino ad arrivare al singolo computer. Tale modalità è efficiente ma non è molto semplice da memorizzare e perciò è stata affiancata da un altro metodo chiamato FQDN (Fully Qualified Domain Name), che si caratterizza con nomi simbolici tipo: sito.dominio. Il dominio cui appartiene il sito appare in modi diversi in relazione alle sottoreti alle quali ci si appoggia, per cui nelle sottoreti statunitensi si caratterizzano i domini in relazione alla loro tipologia di appartenenza mentre in Europa secondo la nazione di appartenenza del sito stesso.
Naturalmente ad ognuno di questi indirizzi simbolici (FQDN) è associato un indirizzo IP numerico nella forma xxx.xxx.xxx.xxx ma l’associazione tra le due codifiche non è compito dell’operatore bensì del sistema stesso; infatti la ‘tabella di transcodifica’ dei nomi simbolici in indirizzi numerici viene affidata ad uno o più nodi di sotto-rete chiamati name-server, distribuiti in modo conveniente all’interno della rete in modo tale da poter fornire in ogni momento e in tempo reale l’indirizzo numerico richiesto. Tutto questo avviene senza alcun coinvolgimento dell’utente.
Con l’utilizzo di questa codifica possiamo raggiungere un determinato sito e se vogliamo raggiungere uno specifico utente nel sito (esempio: vogliamo inviare un messaggio di posta elettronica) dobbiamo aggiungere all’indirizzo il codice identificativo del destinatario. L’indirizzo individuale si presenta perciò così: utente@indirizzoIP, oppure nel caso simbolico: utente@FQDN, otterremo così ad esempio: rossi@Ibm.com.
I vantaggi derivati dall’uso del protocollo tcp/ip sono relativi al fatto che esso ha assunto la status di open standard, in quanto chiunque può utilizzare le sue caratteristiche ed inoltre perché tale protocollo è indipendente dal modo in cui la rete alla quale si attacca è realizzata; esso infatti supporta una rete Ethernet, una linea telefonica o un cavo a fibre ottiche, integrando i diversi componenti hardware in un’unica soluzione.





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